Restaurata la casa capolavoro di Mies van der Rohe

Estratto dall’articolo di Cristiana Chiorino pubblicato su “IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA” ANNO II N. 105 MAGGIO 2012 pag.10

Dopo un lungo travaglio, si è concluso il restauro di villa Tugendhat, condotto con rigore quasi archeologico.

Foto del living con sedute e lastra di onice

Foto del living con sedute e lastra di onice

render IdeaProgetto del living con sedute e lastra di onice

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BRNO (REPUBBLICA CECA). Il 29 febbraio, come parte della celebrazione della città di Brno per la riapertura della casa Tugendhat, Daniela Hammer-Tugendhat, la figlia più giovane dei proprietari e rappresentante della famiglia, ha consegnato simbolicamente la casa dei genitori al mondo della cultura. L’accessibilità al pubblico e lo scrupoloso restauro della casa sono stati da sempre gli obiettivi della famiglia Tugendhat, che ha rinunciato al suo diritto statuario di restituzione della casa, espropriata dai nazisti tedeschi e poi dai comunisti cecoslovacchi.

Nonostante l’atteggiamento cooperativo della famiglia Tugendhat, il restauro era stato rinviato per anni a causa di battaglie legali tra la città e l’architetto che era stato sconfitto nella gara per l’esecuzione del progetto. Solo lentamente la città si rendeva conto di poter puntare su un gioiello dell’architettura contemporanea tutelato dall’Unesco e capace di attirare circa 20.000 persone l’anno.

Progettata tra il 1928 e il 1930, la casa fu commissionata da Fritz e Grete Tugendhat, una famiglia dell’élite ebrea tedesca di Brno, a Mies van der Rohe, che stava per diventare direttore del Bauhaus di Dessau. La casa unifamiliare ha lasciato un segno indelebile nella storia dell’architettura non soltanto per la sua struttura e la disposizione dello spazio, ma anche per i suoi impianti tecnologi all’epoca assolutamente straordinari, come ad esempio la chiusura automatica delle finestre, un originale impianto d’aria condizionata o una fotocellula alla porta d’ingresso. Un elemento chiave è l’uso di materiali preziosi e la precisione della produzione di tutti gli elementi materiali. Una Gesamtkunstwerk, in cui tutti i mobili e i tessuti sono stati progettati per questa casa.

Distribuita su tre livelli, che sembrano scomparire nel pendio della collina che domina la città, la casa di 2.600 metri quadrati dietro il suo aspetto pulito e funzionale nasconde una vasta gamma di materiali esotici e pregiati, dall’onice marocchino alla seta cinese, ed è caratterizzata dalla presenza di arredamenti progettati su misura da Mies con Lilly Reich, poi diventati icone del design. Dopo l’acquisizione nazista della Cecoslovacchia nel 1938, la famiglia Tugendhat ha dovuto abbandonare la casa. Durante il dopoguerra, fu adibita alle funzioni più svariate per poi avviarsi verso un lento declino. Nel 1980, durante il crepuscolo del regime comunista del paese, un tentativo di restauro ha portato a risultati contrastanti. Riaperta al pubblico dal 1989 per breve periodo, nel 1992 ha ospitato i primi ministri Vaclav Klaus e Vladimir Meciar per la firma dell’accordo sulla divisione della Cecoslovacchia. Dal 1994 passa sotto la gestione del Museo della Città di Brno che la promuove come nuovo landmark del patrimonio moderno del XX secolo e nel 2001 viene iscritta nella lista del patrimonio dell’umanità dell’Unesco come unico monumento di architettura contemporanea in Repubblica Ceca. Nel 2010 inizia il complesso progetto di restauro e ricostruzione.

Dopo diversi viaggi al MoMa di New York alla ricerca dei disegni di Mies e una caccia agli arredi d’epoca, la casa è oggi un’esatta riproduzione di quella originale. La ricerca dei materiali da costruzione originali, ha condotto fino a un fornitore di sabbia della Moravia, che si trova a 20 chilometri di distanza, e a una cava italiana, per la farina di marmo, utilizzata nell’impasto dell’intonaco. Un divisorio interno in ebano Macassar scomparso durante la guerra, ritenuto perso per sempre, è stato invece ritrovato a pochi chilometri di distanza alla Masaryk University, in una mensa utilizzata dalla Gestapo come un club ufficiali. Oltre agli interni originali, i visitatori potranno ammirare il panorama sulla città e visitare il piano dedicato al retroterra tecnologico, l’impianto ad aria compressa, il guardaroba «antitarme» destinato alle pellicce e agli appartamenti della servitù. Anche il giardino adiacente è stato completamente ristrutturato.

Il restauro, costato 7,2 milioni di euro (finanziati per 85% da fondi europei e per il restante 15% dal ministero della Cultura) è durato due anni, è stato condotto dalla città di Brno con la Facoltà di Architettura della Brno University of Technology e il Museo della Città su progetto di un’associazione di tre studi cechi, Omnia projekt, Archteam e Raw con l’impresa Unistav, con un approccio quasi archeologico, raro per edifici del contemporaneo e da alcuni giudicato troppo eccessivo e costoso, ed è stato supervisionato da un team di esperti presieduto dallo storico dell’arte e restauratore Ivo Hammer, marito di Daniela Hammer- Tugendhat.

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